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Nella riunione del 3 maggio, sulla base della consueta analisi economica e monetaria il Consiglio direttivo ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse di riferimento della BCE. È probabile che nel 2012 i tassi di inflazione si collochino oltre il 2 per cento. Tuttavia, nell’orizzonte rilevante per la politica monetaria il Consiglio direttivo si aspetta che l’evoluzione dei prezzi si mantenga in linea con la relativa definizione di stabilità. Conformemente con questo quadro, il ritmo dell’espansione monetaria di fondo rimane contenuto. Gli indicatori disponibili per il primo trimestre restano coerenti con lo stabilizzarsi dell’attività economica su un livello modesto. I dati delle ultime indagini congiunturali per l’area dell’euro mettono in luce un contesto caratterizzato da incertezza. In prospettiva, ci si attende che l’attività economica recuperi gradualmente in corso d’anno. Al tempo stesso le prospettive economiche seguitano a essere soggette a rischi al ribasso.
Le aspettative di inflazione per l’economia dell’area dell’euro continuano a essere saldamente ancorate in linea con l’obiettivo del Consiglio direttivo di mantenere i tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio periodo. Negli ultimi mesi l’Eurosistema ha attuato misure di politica monetaria convenzionali e non convenzionali, la cui combinazione ha giovato sia al contesto finanziario che alla trasmissione della politica monetaria. I futuri andamenti saranno tenuti sotto attenta osservazione, ricordando che tutte le misure di politica monetaria non convenzionali hanno natura temporanea e che il Consiglio direttivo mantiene la piena capacità di assicurare la stabilità dei prezzi a medio termine intervenendo con fermezza e tempestività.
Per quanto riguarda l’analisi economica, gli indicatori disponibili per il primo trimestre restano coerenti con lo stabilizzarsi dell’attività su un livello modesto. I segnali provenienti dalle ultime indagini congiunturali per l’area dell’euro mettono in luce un contesto caratterizzato da incertezza. Al tempo stesso, vi sono indicazioni del procedere della ripresa su scala mondiale. Su un orizzonte temporale più lungo, il Consiglio direttivo continua ad attendersi che in corso d’anno l’economia dell’area dell’euro registri un graduale recupero, favorito dalla domanda estera, dai tassi di interesse a breve termine molto contenuti nell’area e da tutte le misure adottate per promuovere il buon funzionamento dell’economia dell’area. Vi è nondimeno l’aspettativa che la dinamica di fondo della crescita continui a essere frenata dalle tensioni residue in alcuni mercati del debito sovrano dell’area dell’euro e dal loro impatto sulle condizioni di credito, nonché dal processo di aggiustamento dei bilanci nei settori finanziario e non finanziario e dall’elevata disoccupazione.
Tali prospettive economiche restano soggette a rischi al ribasso, che riguardano in particolare l’intensificarsi delle tensioni nei mercati del debito dell’area dell’euro e la loro potenziale propagazione all’economia reale dell’area, nonché ulteriori rincari delle materie prime.
Secondo la stima rapida dell’Eurostat, in aprile l’inflazione sui dodici mesi misurata sullo IAPC si sarebbe portata al 2,6 per cento nell’area dell’euro, dopo il 2,7 dei quattro mesi precedenti. È probabile che l’inflazione si collochi al di sopra del 2 per cento nel 2012, soprattutto per effetto dei rincari dell’energia nonché degli incrementi delle imposte indirette. Sulla base dei prezzi correnti dei contratti future per le materie prime, l’inflazione dovrebbe rientrare al di sotto del 2 per cento agli inizi del 2013. In tale contesto, il Consiglio direttivo presterà particolare attenzione a qualsiasi segnale di trasmissione dei rincari dell’energia ai salari, ai profitti e in generale alla formazione dei prezzi. Nondimeno, in prospettiva, a fronte di una crescita modesta nell’area dell’euro e di aspettative di inflazione saldamente ancorate nel lungo periodo, le pressioni di fondo sui prezzi dovrebbero restare limitate.
Lo scenario per l’inflazione al consumo appare ancora soggetto a rischi sostanzialmente bilanciati nei prossimi anni: i rischi al rialzo sono connessi a rincari delle materie prime superiori alle attese e ad aumenti delle imposte indirette, mentre i rischi al ribasso sono associati a un’evoluzione dell’attività economica più debole del previsto.
L’analisi monetaria indica che il ritmo dell’espansione monetaria di fondo permane moderato, con tassi di incremento in certa misura più elevati negli ultimi mesi. Il tasso di crescita sui dodici mesi di M3 è stato in marzo del 3,2 per cento, rispetto al 2,8 di febbraio. Da gennaio si è osservato un rafforzamento della raccolta da parte delle banche.
In marzo i tassi di variazione sui dodici mesi dei prestiti alle società non finanziarie e alle famiglie (corretti per cessioni e cartolarizzazioni) si sono collocati rispettivamente allo 0,5 e all’1,7 per cento, livelli leggermente inferiori rispetto a febbraio. Il volume di prestiti delle IFM alle società non finanziarie e alle famiglie si è mantenuto praticamente invariato dal mese precedente.
I dati sulla moneta e sul credito fino a marzo confermano che le condizioni finanziarie si sono sostanzialmente stabilizzate e dunque, in linea con quanto si prefiggevano le misure dell’Eurosistema, che è stata evitata una correzione brusca e disordinata dei bilanci degli enti creditizi. A tale riguardo, i risultati dell’indagine sul credito bancario di aprile indicano che l’inasprimento netto dei criteri applicati dalle banche dell’area dell’euro per la concessione di prestiti alle società non finanziarie e alle famiglie è diminuito in misura notevole nel primo trimestre dell’anno rispetto a fine 2011, anche per effetto del miglioramento delle condizioni di finanziamento delle banche. Dall’indagine emerge inoltre che la domanda di credito è rimasta modesta nel primo trimestre del 2012, rispecchiando la debolezza dell’attività economica e il processo di aggiustamento dei bilanci in corso nei settori non finanziari. Occorrerà del tempo affinché le misure non convenzionali dell’Eurosistema esplichino appieno i loro effetti favorevoli e abbiano ricadute positive sulla crescita dei prestiti quando si registrerà una ripresa della domanda. A questo proposito va rilevato che la seconda operazione di rifinanziamento a più lungo termine con scadenza a tre anni è stata regolata appena lo scorso 1° marzo.
In prospettiva, è essenziale che le banche rafforzino ulteriormente la propria capacità di tenuta, anche attraverso l’accantonamento degli utili. La solidità dei bilanci bancari sarà un fattore chiave per agevolare sia un’adeguata offerta di credito all’economia, sia la normalizzazione di tutti i canali di provvista.
In sintesi, l’analisi economica indica che l’evoluzione dei prezzi dovrebbe restare in linea con la relativa definizione di stabilità nel medio periodo. La verifica incrociata con i segnali dell’analisi monetaria conferma questo scenario.
È della massima importanza assicurare finanze pubbliche sostenibili e crescita durevole nell’area dell’euro. La maggioranza dei paesi dell’area ha realizzato buoni progressi in termini di risanamento dei conti pubblici nel 2011. Se da un lato la necessaria azione di riequilibrio complessivo dei conti grava sull’espansione economica nel breve periodo, dall’altro la sua riuscita attuazione contribuirà alla sostenibilità delle finanze pubbliche e quindi alla riduzione dei premi per il rischio sul debito sovrano. Un contesto di maggiore fiducia nella situazione dei conti pubblici promuoverebbe anche l’attività nel settore privato, favorendo gli investimenti privati e la crescita a medio termine.
Al tempo stesso, insieme al risanamento dei conti pubblici, bisogna incrementare la crescita e il suo potenziale nell’area dell’euro attuando riforme strutturali incisive. A tale riguardo, riveste importanza cruciale agevolare le attività imprenditoriali, la nascita di nuove imprese e la creazione di posti di lavoro. Politiche intese a rafforzare la concorrenza nei mercati dei beni e servizi e la capacità di aggiustamento salariale e occupazionale delle imprese favoriranno l’innovazione, la creazione di posti di lavoro e le prospettive di crescita a più lungo termine. Attuare riforme in questi ambiti è particolarmente rilevante per quei paesi che hanno subito significative perdite di competitività di costo e devono stimolare la produttività e migliorare i risultati commerciali.
Per quanto riguarda il processo di aggiustamento nell’area dell’euro, l’esperienza maturata per altre grandi aree valutarie dimostra che le divergenze tra gli andamenti economici a livello regionale rappresentano una caratteristica ordinaria. Tuttavia, nell’ultimo decennio in diversi paesi dell’area si sono accumulati squilibri considerevoli, ora soggetti a un processo di correzione.
Per quanto concerne l’orientamento di politica monetaria della BCE, questo deve essere incentrato sull’area dell’euro. L’obiettivo primario della politica monetaria della BCE resta il mantenimento della stabilità dei prezzi a medio termine. Ciò costituisce il migliore contributo che la politica monetaria può dare per promuovere la crescita e la creazione di posti di lavoro nell’area dell’euro.
Ridurre le divergenze fra i singoli paesi dell’area dell’euro è compito dei governi nazionali, che devono intraprendere politiche risolute per far fronte a squilibri e vulnerabilità rilevanti sul piano finanziario, strutturale e dei conti pubblici. Il Consiglio direttivo osserva che in molti paesi si stanno realizzando progressi, tuttavia diversi governi devono porsi traguardi più ambiziosi. È interesse comune assicurare una situazione solida delle finanze pubbliche, stabilità finanziaria e competitività in tutti i paesi dell’area dell’euro.
Questo numero del Bollettino contiene due articoli: il primo esamina e valuta gli elementi principali del patto di bilancio, che forma parte del nuovo Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria; il secondo pone a confronto la recente crisi finanziaria negli Stati Uniti e nell’area dell’euro con l’esperienza del Giappone negli anni ’90.
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